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Il pellegrino della Via Francigean

La Via Francigena individua un itinerario che i pellegrini medievali seguivano per giungere a Roma,
sede del Papato e dei maggiori santuari della cristianità. Con il termine “Francigena” non si indicava una strada unica,
ma un territorio-percorso che frequentava no anche mercanti e soldati. L’attuale itinerario si sviluppa per una trentina
di chilometri lungo case campestri, vigne, sentieri e mulattiere. Da Carema si toccano le località di Settimo Vittone, Nomaglio,
Andrate, Borgofranco d’Ivrea, Montalto Dora, Chiaverano, Cascinette d’Ivrea, Burolo, Bollengo Palazzo, Piverone.
Nel corso del 2010 è stata completata le segnaletica del "percorso ufficiale", con le caratteristiche piccole immagini bianche
del pellegrino. Nello spirito di dovuta attenzione all'antico fascio di vie, che offrivano al viandante molteplici
alternative possibili, sono in corso di rilevamento alcune varianti che contribuiscono alla valorizzazione storico-culturale del territorio.

VISITE LUNGO IL PERCORSO....

I Balmetti di Borgofranco di Ivrea

I Balmetti lungo la Via Francigena

I Balmetti, diminutivo di Balma (antica denominazione di origine ligure che sta per grotta, luogo incavato nel monte)
sono dislocati ad un chilometro circa dal centro di Borgofranco d'Ivrea; formano una sorta di villaggio a sè stante apparentemente
abbandonato e disabitato. Al passante frettoloso, infatti, le costruzioni appaiono nulla più che un nucleo di semplici cascine
addossate le une alle altre e tutte insieme alla montagna, senza speciali pregi e
con una aspetto esteriore e un'architettura spontanea non rilevante.
Nascondono, invece, al proprio interno, un fenomeno naturale quasi unico al mondo: dal ventre della montagna,
per una serie concatenata di fenomeni geonaturali particolarissimi, esce di continuo,
attraverso numerose fenditure del terreno, un fresco venticello.
Trovandoci in una zona che almeno fin dal '200 vede la coltivazione della vite al centro del lavoro dei campi, i nostri
antichi progenitori hanno subito intravisto l'utilità e la possibilità di utilizzare questo prezioso dono dalla natura costruendo
attorno agli orifizi una serie di cantine di eccezionale valore per una resa ottimale della maturazione e conservazione del prezioso
prodotto di Bacco, che qui acquista una bontà del tutto particolare. Grazie al fresco soffio delle "ore", infatti, all'interno di queste
cantine, l'umidità e la temperatura si mantengono costanti su 7/8 gradi centigradi, in ogni periodo dell'anno.
Ecco che il vino, ma anche i formaggi, il lardo e i salumi in genere possono essere conservati al meglio lontani dalle devastanti
calure estive e dal pericoloso gelo invernale.

I Vigneti di Carema

I Vigneti di Carema

I vigneti della conca di Carema sono ubicati su terrazze scavate nella roccia delle pendici del Monte Maletto, tra i 350
ed i 700 metri sul livello del mare; il paesaggio è caratterizzato da pergole sostenute da pilastri a forma di tronco di cono, in pietra. Sono proprio le pietre dei pilastri che rilasciando nel corso della notte il calore accumulato durante il giorno offrono alla vite
ottime condizioni climatiche per la coltivazione.

Il Complesso Paleocristiano di Settimo Vittone

Il Complesso Paleocristiano

Il complesso paleocristiano formato dalla pieve di San Lorenzo e dal battistero di San Giovanni Battista a Settimo Vittone,
rappresenta una delle vestigia più antiche del Canavese, risalente verosimilmente alla seconda metà del IX secolo.
Il complesso è posto su di una rocca, nei pressi di strutture difensive costruite forse già nel X secolo a protezione
della pieve, sulle quali più tardi venne costruito il castello vecchio (tra le cui strutture superbe sono ancora
presenti finestre con decorazioni in cotto).
Collocata in posizione elevata rispetto al paese ed al corso della Dora Baltea, la pieve e l'annesso battistero,
dovevano costituire, nel medioevo, una tappa importante per viaggiatori e pellegrini che si muovevano lungo la via Francigena.
Il contesto ambientale, popolato da vigneti che si inerpicano lungo i terrazzamenti della conca – sostenuti dai
caratteristici tupiun, colonnette in pietra imbiancate con la calce - arricchisce la suggestione del luogo.
Il complesso è oggi "monumento segnalato dal FAI".

Le Terre Ballerine, nei pressi di Ivrea

Le Terre Ballerine

Non distante da Ivrea, e più precisamente sulla strada per Aosta nei pressi di Montalto Dora,
esiste un curioso luogo denominato sito delle “Terre ballerine”.
Il posto è un singolare lembo di terra piuttosto esteso che si trova tra l’altro a poca distanza dal castello dove qualche tempo
fa fu girata la “Freccia nera”; si tratta di una curiosità naturale realmente sorprendente: è infatti possibile sperimentare
un particolare fenomeno. A causa della singolare conformità del terreno il visitatore può infatti letteralmente ballare
come se si trovasse su di un enorme materasso, oltre a tutto potendo osservare le piante circostanti piegarsi sotto il peso
di chi per diletto saltasse su quel terreno simile alla gomma.
Si tratta di un’esperienza realmente curiosa dovuta alla particolare conformazione del terreno.

Ivrea
Ivrea la bella
che le rosse torri specchia
sognando a la cerulea Dora
nel largo seno,
fosca intorno è l'ombra di re Arduino.

(Giosuè Carducci)

Castello di Ivrea

Il Castello di Ivrea è stato soggetto di un francobollo appartenente alla serie "Castelli d'Italia",
emessa in Italia negli anni '80. La serie viene chiamata "Castelli d'Italia" perché tutti i francobolli
hanno l’effige di un castello italiano degno di nota.
Il castello di Ivrea è stato costruito nel 1358 su volere di Amedeo VI il leggendario conte Verde sabaudo.
Il castello presenta un impianto architettonico pieno, alleggerito dalla presenza di monofore, caratterizzato da alte torri circolari.
Il castello di Ivrea nel '700 venne trasformato in carcere, e tale vi restò fino al 1970. Dopo il 1970 iniziò un lungo
periodo di restauri, che hanno consentito al maniero di raggiungere le ottime sembianze attuali.
La Serra d’Ivrea è la più grande costruzione morenica di tutta l’Europa. Emerge sulla pianura padana come una lunga
collina rettilinea, come un bastione naturale, un vero e proprio contrafforte che delimita
a nord-est la zona del Canavese e la divide dal Biellese.
Vista da lontano si ha l’impressione di un vero e proprio muro, perfettamente lineare nella sommità e lungo più di 25 Km
che, partendo dai circa 1000 m di quota ad Andrate (provincia di Torino), degrada dolcemente fino a circa 200 m
di quota in corrispondenza di Cavaglià (provincia di Biella). Tuttavia, percorrendola si può constatare come non sia così lineare
come appare da lontano, bensì sia frammentata da conche e valli, in cui si nascondono numerosi laghi, tra cui quello di Viverone.
La Serra è una morena del Neozoico, cioè non è altro che un accumulo di pietre e materiale portato avanti dalla lingua del
ghiacciaio che, dalla Valle d’Aosta e da altre Valli alpine, sfociava nella Pianura Padana, insieme al corso di diversi fiumi glaciali.

Il Lago di Viverone

Lago di Viverone

Il Lago di Viverone (Lagh ëd Vivron in piemontese) è il terzo lago più grande della Regione Piemonte,
situato nella parte meridionale della Provincia di Biella e confinante inoltre con la Provincia di Torino, in Italia.
È un lago di origine glaciale, formatosi durante l'era quaternaria (così come i tanti laghi a ridosso delle Alpi),
provvisto di immissari ed emissari sotterranei.
Oltre che importante risorsa ittica e turistica, il lago di Viverone é un importante sito
archeologico di reperti preistorici dell'Età del Bronzo.

I Menhir di Cavaglià

I Menhir di CavagliÓ

Forse si tratta del più grande insieme di Menhir che si è riusciti a conservare fino ad oggi in terra piemontese.
Riscoperti negli ultimi anni dall'appassionato studioso di Torino, Luca Lenzi, erano stati rimossi con le ruspe
rischiandone la distruzione, durante alcuni lavori in un'area dismessa (credo per la costruzione della rotonda da cui si vedono
passando) sono un insieme di monoliti che formano un cerchio più o meno preciso. I monoliti erano sotterrati e caduti,
quindi la loro posizione è stata ricostruita dagli studiosi. Su alcuni di essi sono chiari segni dell'uomo, croci e
coppelle, in alcune di esse la presenza di calcare indica la posizione eretta dei megaliti. Nelle vicinanze esistono altri resti
ma molto è andato perduto con la costruzione degli edifici in zona.

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